Star Wars – Episodio IV: Una Nuova Speranza, La Storia del Film a Fumetti – intervista ad Alessandro Ferrari

Star Wars – Episodio IV: Una Nuova Speranza, La Storia del Film a Fumetti – intervista ad Alessandro Ferrari

È da poco uscito Star Wars – Episodio IV: Una Nuova Speranza, La Storia del Film a Fumetti, interessante graphic novel edito dalla Panini Comics e realizzato da autori Disney. Dopo aver letto e recensito il volume, abbiamo avuto il piacere di intervistare Alessandro Ferrari, sceneggiatore della storia tratta dal primo capitolo della saga cinematografica.

Allora Alessandro, benvenuto su BGeek. Introduci i nostri lettori in questo graphic novel. Com’è nata l’idea di questo originale adattamento del primo capitolo sella saga cinematografica creata da George Lucas?

Alessandro: Ciao lettori e ciao Bgeek! Mi presento al volo. Lavoro da dieci anni come sceneggiatore, fra gli altri, per il Walt Disney Global Publishing e da sempre mi sono occupato di adattare i film a fumetti. Ovvero quando viene realizzato un film di animazione Disney o Disney•Pixar mi viene affidato il compito di prendere lo script originale e adattarlo a sceneggiatura per un fumetto di 48 pagine. In questo caso invece, si è trattato di un processo per certi versi inverso: ottenere, dal film finito, 64 pagine di fumetto. Il Global Publishing mi ha contattato dicendomi che volevano realizzare un adattamento per un pubblico più giovane, un pubblico di bambini e ragazzi che non avesse visto la trilogia originaria. Quindi un pubblico di fan in senso largo di Star Wars, ma non di fan delle due trilogie cinematografiche.

Star Wars è divenuto ormai un classico e la sempre maggiore attesa che sale per Star Wars: Il Risveglio della Forza testimonia l’enorme influenza sulla nostra cultura. Con quale approccio ti sei avvicinato all’opera di un genio visionario come Lucas?

Alessandro: Paura. Terrore. E un sorriso enorme. Sono, per ragioni anagrafiche, un fan della trilogia originaria. L’ho imparata a memoria da piccolo. Adattarla a fumetti è stato il coronamento di dieci anni di lavoro. Emozione pura. E ovviamente una grande sfida, immensa, se si pensa a quanto conti, culturalmente parlando, Star Wars.

 Quanto attuali sono le avventure di Luke Skywalker ed i Cavalieri Jedi? Quanto credi che possano attecchire in un audience giovanili abituata ad altri miti e così diversa da quella che nel ’77 guardava per la prima volta Star Wars?

Alessandro: Spero che possano attecchire molto, in realtà. E in un certo senso, anche se solo da un punto di vista puramente tecnico, questo era lo scopo del mio lavoro e del lavoro di tutto il team – soprattutto disegnatori e coloristi (sono loro ad aver dato forma concreta al tutto ed è loro il merito se il lavoro è riuscito fino in fondo). Insieme dovevamo trovare un modo di attualizzare un prodotto del 1977 per un pubblico di oggi. Far sì che il contenuto, inalterato, fosse recepibile da un pubblico molto, molto giovane che probabilmente guarda Star Wars Rebels e gioca con le spade laser da sempre, anche se non sa chi sia Luke Skywalker. Non è stato facile, ma posso dire che è stato possibile grazie alla struttura stessa di quei film. Si tratta di opere perfette dal punto di vista della costruzione narrativa. Personaggi e storia si intrecciano a un livello così profondo, e riuscito, che è stato come adattare un archetipo vero e proprio, in un certo senso.

Al di là degli effetti speciali, le battaglie spaziali e scenari esotici cui è ricca la saga, Una Nuova Speranza pone al centro una storia umana, fatta di figli in cerca dei padri, di persone pronte al sacrificio per il proprio ideale. Quanto sei riuscito a trasmettere di questi aspetti nell’adattamento e quanto, invece, hai dovuto eliminare?

Alessandro: Ho cercato dove era possibile di eliminare solo le scene che si potevano eliminare. La scelta obbligatoria era di realizzare un fumetto con poche vignette. Non perché il numero di vignette sia direttamente proporzionale alla complessità di contenuto, ma perché lo è alla difficoltà di lettura per un pubblico che non è abituato a leggere fumetti. Poche vignette, poche azioni, dunque. La prima cosa a cadere sono state le scene di azione più spettacolari purtroppo. Parlo di quelle che includono gli X-Wing o le astronavi in genere. Un’astronave è piuttosto ferma in un fumetto, o quanto meno non va a velocità luce. Un essere umano invece funziona meglio. Quindi ho ridotto al minimo i combattimenti collaterali della battaglia finale, favorendo i momenti in cui erano i piloti al centro dell’azione. Dato che nella trilogia originaria è quasi sempre così, però, non ho potuto tagliare molto! In ogni caso, per tornare alla tua domanda, ho combattuto con la tavola, con le vignette e i limiti delle 64 pagine – letteralmente combattuto giorno e notte – per non tradire quella storia. L’ho fatto perché è il mio lavoro e perché non avevo scelta, amo troppo Star Wars per tradirlo.

Quali sono gli elementi che hai voluto evidenziare in fase di scrittura per raggiungere un pubblico nuovo?

Alessandro: Credo che non ci siano dei singoli elementi, ma un modo in cui gli elementi vengono raccontati. Salvo casi in cui una storia è di per sé vecchia – perché parla di eventi storicamente o socialmente superati (Nascita di una Nazione, per fare un nome) –sono convinto che se una storia è buona lo è sempre. Può invecchiare il modo – lo stile di scrittura obsoleto, le tecniche cinematografiche antiquate – ma non invecchia il cuore della storia stessa né i suoi personaggi. Si tratta solo di farli agire con un ritmo diverso. Dovendo già cambiare il ritmo della narrazione da cinematografico a fumettistico, è stato un lavoro inevitabile.

Ci sono dialoghi, scene o sequenze che hai dovuto sacrificare per condensare il tutto in sole 64 pagine? Se si, quali e per quale motivo.

Alessandro: Una marea, purtroppo. Soprattutto raccordi, microscene. Ho conservato il nucleo di quello che accadeva, ma ho dovuto togliere tutto quello che c’era intorno. Se penso ai dialoghi, quelli che più facilmente si adattavano a cadere erano i dialoghi botta e risposta con battute ironiche. Senza il tono di voce di Han Solo o di C-3PO era difficile che le loro frasi funzionassero come in originale. Per quanto riguarda le sequenze, una su tutte: il combattimento tra il Falcon e i caccia TIE dopo la fuga dalla Morte Nera. È stato doloroso perché lì il rapporto fra Luke e Han si rafforza, ma quella sequenza se ne poteva andare.

Ritorniamo al concetto di “svecchiamento” cui avete sottoposto Episode IV. Quanto è stato determinante il tuo apporto nello studio del design dei personaggi?

Alessandro:Non ho avuto alcun ruolo in questo. È interamente merito del team del Global Magazine e di Igor Chimisso, così come di Matteo Piana nella realizzazione di Episodio IV Sono stati loro a ideare lo stile. E sono stati bravissimi. Quando mi hanno contattato esistevano già alcune immagini – i primi studi. Sono stati sufficienti a farmi dire sì in un attimo. Erano perfetti e mi ispiravano già un’aria nuova.

Nei capitoli successivi hai mantenuto lo stesso approccio alla scrittura o hai preferito cambiare?

Alessandro: Ho mantenuto lo stesso stile, per dare coerenza al progetto. Non è stato facile, perché la seconda trilogia ha un ritmo molto diverso dalla prima. Tutto è più abbondante, più scene, più scontri, più a lungo. C’era più materiale da tagliare, questo è vero, ma era più difficile poi ritrovare il ritmo giusto. Con The Force Awakens è stato ancora diverso, ma non ne posso parlare. Sì, perché stiamo realizzando anche questo adattamento ora. Non vedo l’ora che esca!

Tu sei autore Disney. Quanto della tua precedente esperienza hai utilizzato per questo progetto?

Alessandro: Moltissimo. Come ti dicevo faccio questo lavoro da dieci anni. Ho cominciato con Wall•E e da allora ho adattato ogni tipo di film, principesse comprese. È stata un’esperienza incredibile, impagabile. Non solo ho lavorato sugli script dei più grandi filmmakers dell’animazione di oggi, ma ho anche imparato tanto su che cosa sia un fumetto, tecnicamente parlando. Come funziona, cosa sa fare e cosa no, come si rende una scena in un dato numero di vignette, fino a che punto si può semplificare. Star Wars è forse l’apice di tutto questo per me, come a dire ora lo so fare.

Hai avuto qualche riferimento nell’adattamento classico di Roy Thomas e Howard Chaykin o hai preferito utilizzare qualcosa di completamente nuovo e completamente tuo?

Alessandro: Non ho dato molto peso ai vecchi adattamenti, se non altro per due motivi. Perché sono vecchi (meravigliosi e classici, ma lontani nel tempo) e perché sono fuori target. Lì c’è quasi tutto, raccordato da molte didascalie esplicative. Quello che volevo realizzare io era un fumetto che si leggesse d’un fiato, che non dovesse essere mai spiegato dalle didascalie. Spero di esserci riuscito, almeno un po’.

Alessandro, Grazie mille per la disponibilità!

Alessandro: Grazie a voi, a presto.

Intervista di Pasquale Gennarelli

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