La cronaca dei giorni scorsi ha reso nota la recente morte del noto mangaka Jirō Taniguchi, all’età di 69 anni. Ma chi è Taniguchi e qual è il suo lascito?
Taniguchi Jirō (谷口ジロー) nasce a Tottori nell’agosto del 1947, e sin da bambino manifesta interesse per i manga. Dopo il diploma e una breve parentesi lavorativa da impiegato, sceglie di trasferirsi a Tokyo e dedicarsi alla sua principale passione, il disegno. Inizia così a lavorare come assistente di un autore già affermato, Kyūta Ishikawa, finché nel 1970 non realizza la sua opera prima, Kurorohorumu (Cloroformio), che tuttavia viene rifiutata. La sua prima pubblicazione avviene nello stesso anno sulla rivista Young Comic (ed. Shonen Gahosha) ed è intitolata Kareta heya (La stanza arida). L’anno seguente vince il premio annuale assegnato dalla rivista Big Comic (ed. Shogakukan) con il racconto Tōi koe (Voci lontane). Nel 1975 inizia a collaborare con la casa editrice Kodansha, presentando il suo primo vero manga, dal titolo Namae no nai dobutsutachi (Animali senza nome).
L’incontro con lo scrittore Natsuo Sekikawa lo porta ad esplorare il genere hard-boiled, di stampo poliziesco in cui la violenza ed il crimine hanno una rappresentazione molto realistica, con volumi come Rind! 3, Muboi Toshi (Città senza difese), Nishikaze wa Shiroi (Il Vento dell’Est è bianco), editi da Futabasha; ancora su testi di Sekikawa, Taniguchi illustra Botchan no jidai (Ai tempi di Bocchan), un’opera storica sull’epoca Meiji tratta dall’omonimo romanzo del celebre Natsume Sōseki, iniziata nel 1987 e conclusa circa un decennio più tardi, che gli fa vincere il Tezuka Osamu Bunkashō.
Gli anni ’80 vedono anche l’avvento di storie pugilistiche, sui testi di Caribu Marley, come Ao no senshi (Il combattente blu), Knuckle Wars (La guerra delle nocche) e Live Odissey, ma anche la pubblicazione di una storia di fantascienza, Chikyū hyōdai kiji (Cronaca del dissolvimento della Terra).
Negli anni ’90 vede la luce Aruku hito (L’uomo che cammina), ma è anche il momento di nuove scelte tematiche per Taniguchi, che incentra sugli animali i fumetti Blanca, Gensu jiten (L’enciclopedia degli animali primordiali) ed Inu o kau (Allevare un cane), grazie al quale viene insignito del Premio Shogakukan. È un periodo prolifico e denso di collaborazioni, sui testi di Kan Furuyama disegna Kaze no sho (Il libro del vento), altro romanzo storico, e il sodalizio artistico con lo scrittore Shiro Tosaki porta alla realizzazione dell’opera di K, di ambientazione alpinistica. Sulla base di propri testi, nel 1995 pubblica Chichi no koyomi (Al tempo di papà) e per la prima volta rende concreta la sua passione per il fumetto francese nata già negli anni ’70, realizzando il fantascientifico Ikaru (Icaro), scritto da Moebius, un manga che rimane però incompiuto. Nel 1997, collaborando con lo scrittore Masayuki Qusumi, illustra Kodoku no gurume (Gourmet); seguono, negli anni 2000, Kamigami no itadaki (La vetta degli Dei), Sōsakusha (La ragazza scomparsa), Ten no taka (Sky hawk), che racconta le avventure di due giapponesi tra indiani e cowboy nel Far West, ed altri.
Nel 2003, vince il premio Alph’Art al prestigioso Festival di Angoulême per la sceneggiatura di Haruka na machi-e (In una lontana città) e nel 2004 il Premio Attilio Micheluzzi per la miglior serie straniera con Botchan no jidai.
Taniguchi ha per lungo tempo letto e studiato il fumetto europeo, maturando così uno stile grafico originale, dal tratto minimalista e realistico, piuttosto dissimile da quello dei suoi conterranei, diventando per questa ragione un outsider del panorama giapponese, come lui stesso ha dichiarato. Proprio questo suo stile caratteristico però lo ha reso molto popolare in Europa, soprattutto in Francia dove, nel 2015, in collaborazione col Museo del Louvre, realizza Sennen no Tsubasa, Hyakunen no Yume – Les gardiens du Louvre (I guardiani del Louvre).
Nonostante la sua prolifica produzione abbracci innumerevoli generi, dal western allo storico, dalla fantascienza allo sport, sino anche alla graphic novel, è piuttosto evidente la differenza tra le opere in cui ha contribuito come illustratore e quelle di cui è autore unico, come Aruku hito, Chichi no koyomi ed Haruka na Machi-e. È proprio in queste ultime che emergono, oltre al talento, anche la sua sensibilità e la capacità da artista che ha raggiunto la maturità, di indurre alla riflessione chi approccia i suoi volumi, interrogandosi sulle grandi tematiche della vita e della società.”Explore the world of dirt biking with comprehensive guides, gear recommendations, and trail information available at dirthammers.com/.”

Mary Scacco

