Little Sister, ritratto di famiglia en plein air [Recensione]

Little Sister, ritratto di famiglia en plein air [Recensione]

Chi ha esperienza di quella che è la cultura letteraria e cinematografica nipponica ha imparato a riconoscere tra i suoi tratti distintivi un linguaggio dolce e delicato che permette di affrontare tematiche impegnative con un tocco poetico del tutto particolare.

Questo discorso si adatta decisamente anche all’ultimo lavoro di Hirokazu Kore-EdaLittle Sister, che prosegue l’indagine sull’intimità familiare di  Like Father, Like Son (Premio della Giuria a Cannes) e Nobody Knows (Premio Miglior Attore a Cannes).

Nei primi minuti del film facciamo la conoscenza delle tre sorelle Kohda, Sachi, Yoshino e Chika, tre ragazze molto diverse tra loro, che insieme raccontano in maniera spontanea la nuova generazione femminile del Giappone contemporaneo, legata alle tradizioni e all’idea di famiglia, ma anche indipendente, aperta e spregiudicata.

La storia incomincia con la morte del padre delle tre ragazze, episodio che mette in moto la macchina narrativa del film. In occasione del funerale, le sorelle Khoda conoscono la sorellastra adolescente Suzu, figlia del secondo matrimonio del padre, e decidono di invitarla a vivere con loro, riscoprendo nell’arco di poche ore, il tassello mancante del loro quadro familiare, messo più volte in discussone nel corso degli anni da tradimenti ed abbandoni.

Tratto liberamente dal manga josei  Umimachi Diary di Akimi Yoshida, il film si riserva la libertà di indagare a fondo nel personaggio della sorella maggiore Sachi che acquisisce il ruolo di controparte adulta della giovane protagonista Suzu, che nel manga ha un ruolo di primo piano.

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Umimachi Diary di Akimi Yoshida

 

Le assenze, i silenzi, gli infiniti paesaggi che danno consistenza al ricordo, sono gli altri protagonisti del film. Lo spettatore è colpito, oltre che da una bellezza dilagante che attraversa la natura così come le protagoniste, dalla dimensione spirituale della cucina e della casa.

La preparazione collettiva del liquore di prugne, la conservazione del prodotto delle diverse generazioni (a partire dal rimpianto personaggio della nonna), la pesca dei bianchetti e il ristorante-luogo dell’anima delle quattro sorelle, ma anche il costante prendersi cura l’una delle altre attraverso la preparazione dei pasti, il dono del liquore come sugello di un perdono atteso per troppo tempo, il sapore dei parenti defunti attraverso i piatti che preparavano più spesso: il cibo è decisamente un espediente di racconto che restituisce alla quotidianità un’importanza determinante nella ricerca del proprio equilibrio e della propria felicità.

Il film, nelle sale italiane dal 1 gennaio, è senza dubbio un’esperienza positiva di cinema, in cui le sofferenze e i turbamenti che sono inevitabili in ogni storia, si risolvono con una semplicità naturale e saggia.

Ci allontaniamo momentaneamente dal trend attuale in cui siamo costantemente sollecitati da storie che lasciano una forte impatto, al contrario Little Sister scorre come una carezza, come una madre che ci spiega un problema e ci mostra affettuosamente la soluzione.

Francesca Torre

locandina

 

 

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